Contributi previdenziali: tutto quello che c’è da sapere!

Oggi cercheremo di capire bene cosa si intende per contributi previdenziali, analizzeremo la normativa che li regola, gli obblighi cui sono sottoposti sia i lavoratori che i datori di lavoro, e le sanzioni in cui potrebbero incorrerre questi ultimi qualora non provvedessero al loro pagamento.

Contributi previdenziali: cosa sono?

In generale, per contributi si intendono i versamenti obbligatori, calcolati in percentuale sulla retribuzione o sul reddito di lavoro, che devono essere eseguiti a favore di un ente preposto, e che sono destinati al finanziamento di prestazioni previdenziali o assistenziali.

Due sono le tipologie di contributi:

  • Contributi assistenziali: vengono versati all’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) o all’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) per ottenere una copertura dei rischi connessi a malattie ed infortuni sul lavoro.
  • Contributi previdenziali: sono quelli di cui parleremo oggi, e che vengono versati all’INPS (per il settore privato) o all’INPDAP (per il settore pubblico), per ottenere le prestazioni pensionistiche alla fine della vita lavorativa.

Il versamento dei contributi previdenziali, come dicevamo prima, è sempre obbligatorio, e decorre dall’inizio di qualunque attività lavorativa.

Questo onere contributivo incombe sia sul lavoratore, cui viene effettuata automaticamente una trattenuta sulla sua retribuzione lorda, che sul datore di lavoro, che dovrà provvedere obbligatoriamente a versare le trattenute all’ente previdenziale entro il 16 del mese successivo a quello dell’ultimo periodo di paga.

Come viene calcolato l’ammontare dei contributi previdenziali?

Nel caso di rapporti di lavoro subordinato, l’ammontare dei contributi previdenziali viene calcolato in percentuale sull’importo della retribuzione imponibile e, nel caso di lavoro autonomo, in collaborazione o associato, in percentuale sull’importo del reddito di lavoro.

Le percentuali variano a seconda dei diversi enti assicurativi, delle differenti categorie di lavoratori, e delle norme delle rispettive contrattazioni collettive.

Esiste anche una retribuzione minima da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali, e che viene stabilita da specifici regolamenti stabiliti dalle varie oganizzazioni sindacali.

Come già spiegato, i contributi previdenziali vengono in parte detratti dalla busta paga del lavoratore, ed in parte pagati dal datore di lavoro.

  • L’aliquota a carico del lavoratore oscilla generalmente fra l’8 de il 10% dell’imponibile previdenziale.
  • L’aliquota a carico del datore di lavoro ammonta più o meno al 23%.

In pratica quest’ultimo è tenuto a pagare i due terzi dei contributi previdenziali, mentre il restante terzo spetta al lavoratore, fermo restando che entrambi i contributi devono essere versati all’ ente previdenziale dal datore di lavoro.

Contributi previdenzili normativa

Cosa succede se il datore di lavoro non paga i contributi previdenziali?

Il datore di lavoro è obbligato al versamento dei contributi previdenziali, e ne è responsabile sia civilmente che penalmente.

Il datore di lavoro è inoltre obbligato a presentare all’INPS il CUD (Certificazione Unica dei Redditi), che deve contenere, oltre ai redditi del lavoratore, le ritenute effettuate ed i contributi (sia previdenziali che assistenziali) erogati.

Qualora il datore di lavoro omettesse completamente di versare i contributi previdenziali, o ne versasse meno del dovuto, il lavoratore avrà diritto ad intraprendere verso di esso due azioni legali, esperibili autonomamente:

  1. Richiesta di condanna al pagamento dei contributi omessi da parte del datore di lavoro.
  2. Richiesta di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno, nell’eventualità che dal mancato pagamento dei contributi previdenziali sia derivata la perdita (parziale o totale) del diritto a percepire la pensione. Il danno verrà calcolato in base alla differenza fra quanto percepito di pensione dal lavoratore e quanto quest’ultimo avrebbe dovuto percepire se il datore di lavoro avesse versato tutti i contributi.

Il datore di lavoro andrà inoltre incontro a sanzioni civili, che varieranno a seconda del debito, e a sanzioni penali, nel caso in cui non provvederà al pagamento dei contributi omessi entro tre mesi dalla contestazione o dall’avvenuto accertamento della violazione, o qualora venga accertato che abbia corrisposto la retribuzione al lavoratore “in nero”.

Questa a grandi linee è la normativa che regola i versamenti dei contributi previdenziali da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori.

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